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Il diario di Massimo Di Casola #1

Pubblicato da Dimora Immobiliare sopra 29 Ottobre 2020
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Racconti, spunti e riflessioni di un agente immobiliare innamorato del suo lavoro.

Sono un Agente immobiliare e sono tanti anni, circa trenta, che svolgo il mio ruolo con passione e professionalità.

Oggi ho deciso di raccontare qualcosa in più del mio lavoro, portandoti dentro quella che è la mia vita quotidiana di professionista e titolare di agenzia.

Fin dagli inizi mi sono sempre dovuto misurare con alcune credenze popolari e falsi miti, perché nell’immaginario collettivo, l’Agente immobiliare è quasi un essere mitologico metà venditore e metà guida turistica.

Già dai primi anni ‘90 ho iniziato la mia lotta, provando a far capire ai miei clienti che il clichè del venditore con la cravatta brandizzata e la spilla sulla giacca non da merito ad una categoria professionale fatta di persone esperte e preparate sul serio. 

Ma chi sono i veri professionisti dell’immobiliare?

Anche se le persone credono che siano necessarie doti da incantatori di serpenti, essere un bravo Agente non ha nulla a che fare con la “vendita”. né con le seccature al citofono in stile “testimoni di Geova”.

Nulla di tutto questo, così come non è assolutamente professionale chi si mette a fare l’investigatore privato alla ricerca di informazioni sui vicini che è qualcosa di assolutamente poco corretto ed etico.

Gli Agenti Immobiliari sono gli esperti che come dei cani da tartufo, riescono ad avere un’idea chiara della casa che hanno di fronte soltanto sniffando il cemento e la polvere, riconoscendo la metodologia di costruzione, la presenza di eventuali abusi o anomalie.

Un’occhiata e due passi gli bastano per capire tante cose e quello che non si riesce a capire dall’esterno, viene approfondito setacciando al microscopio ogni singola virgola scritta o stampata sui documenti che riguardano l’immobile.

Gli Agenti immobiliari sono quelli che studiano, si formano di continuo e apprendono per darti informazioni e valutazioni lucide sull’investimento che ha intenzione di proporti.

L’Agente immobiliare è quello che sa riconoscere un APE (Attestato di Prestazione Energetica) fatto secondo le metodologie imposte dall’Unione Europea da quello che è cartastraccia.

L’Agente immobiliare non è un ingegnere, non è un avvocato, un notaio e nemmeno un consulente fiscale, però pur conoscendo i propri limiti, conosce bene le materie  che ruotano attorno alla sua figura e le norme che regolano il mercato immobiliare, mantenendosi costantemente aggiornato.

Come per ogni professione, tutta questa competenza non è un dono di natura ma è il frutto di anni e anni di esperienza in cui si sono mescolati, passione, sudore, notti in bianco sui libri, i documenti ed il codice civile.

Ogni Agente che si rispetti ha fatto la sua gavetta iniziando ad ascoltare notai, commercialisti e tecnici del settore per carpire informazioni preziose che possono arricchire il suo bagaglio culturale.

La professionalità si costruisce nel tempo, con l’esperienza, e sono letteralmente centinaia e centinaia le esperienze e gli aneddoti che potrei raccontare per provare a trasmettere quello che è stato il mio percorso formativo.

È difficile scegliere un singolo episodio ma da qualche parte devo pur iniziare.

La storia che sto raccontare è semplice ma contiene una lezione preziosa che feci mia e che da allora non ho mai dimenticato.

Ero agli inizi della mia carriera, sarà stato il ‘93 e ricevetti una chiamata da un cliente, un conoscente per una richiesta di locazione.

Il signore in questione era un produttore agricolo del vesuviano molto noto, benestante e proprietario di oltre 20 immobili, che aveva necessità di un appartamento in locazione per la figlia e suo marito, un uomo in divisa.

Avevo dei buoni affari per le mani e volevo consigliargli un acquisto ma lui fu categorico e voleva solo una locazione, così mi misi in ricerca e fu facile trovare numerose opzioni, viste anche le enormi garanzie data dal cliente e dalla posizione stabile del suo genero.

Fui bravo a trovare una soluzione davvero perfetta, proprio nel quartiere desiderato, vista mare e con un ottimo rapporto qualità prezzo.

La casa aveva un solo difetto: era stata appena ristrutturato e mancava la caldaia per i riscaldamenti e l’acqua calda.

Il locatore fu talmente gentile che di sua spontanea volontà propose di decurtare dal prezzo del canone mensile concordato la somma di 100.000 lire (parliamo di circa 50€ dei giorni nostri adesso) per i primi 24 mesi.

Ci mettemmo d’accordo in un attimo e così sottoscrivemmo il contratto.

Non ricordo la cifra precisa dell’accordo, parliamo di tanti anni fa, ma ricordo bene che indicammo che il canone per i primi 24 mesi sarebbe stato di 100.000 lire inferiore a quello stabilito per poi tornare alla cifra “normale” dopo i primi 2 anni.

Non specificammo il motivo di questa variazione, ma l’accordo era chiarissimo per tutti.

Pensavo di aver fatto un buon lavoro, la figlia del mio cliente si trasferì ma pochi giorni dopo ricevetti una visita dal proprietario di casa, che si presentò in ufficio con una lettera firmata dai suoi nuovi inquilini, nella quale chiedevano l’installazione della caldaia secondo termini di legge.

Ero davvero sorpreso e pensai subito ad un disguido ma appena mi misi in contatto con la coppia, ebbi una doccia fredda.

Fui trattato quasi in malo modo e mi confermarono la volontà di ricevere l’installazione della caldaia nonostante avessimo preso un accordo pochi giorni prima.

Mi rivolsi allora al mio cliente, padre della “signora” nonché promotore del contatto e per fortuna, senza farselo ripetere due volte, mi consegnò prontamente 2 milioni di vecchie lire chiedendomi di portarli al padrone di casa per pagare la caldaia insieme alle sue scuse per il disguido.

Addirittura ricordo come se fosse ieri, che mi disse di aggiornarlo nel caso la somma non fosse stata sufficiente e che tutto quello che eventualmente sarebbe avanzato, di tenerlo come risarcimento per il fastidio.

Fui sollevato dalla sua precisione ma fu in quel momento che imparai una lezione preziosa.

Gli uomini d’onore, anche quando tutte le condizioni sembrano favorevoli, sono davvero una razza in via d’estinzione.

È troppo facile venire meno ad un contratto preso solamente sulla base di una stretta di mano ed anche se io personalmente do più peso alla parola che a tanto altro, ho imparato a tradurre in atto scrittura ogni cosa, per tutelare sempre le parti.

Il mio ruolo di mediatore mi impone di supervisionare in maniera completa al raggiungimento dell’accordo e quindi per evitare brutte sorprese, ho imparato ogni cosa deve sostanziarsi in un atto scritto, per il bene di tutti.

Per fortuna quella volta fui fortunato, avevo davanti a me un grande uomo d’onore che sopperì alla situazione da vero signore e quindi la preziosa lezione fu indolore.

Potremmo dire “tutto è bene quel che finisce bene” anche se non fu così per tutti, perché il proprietario di casa installò la migliore caldaia dell’epoca ma dopo pochi mesi  la coppia di affittuari lasciò la casa, separandosi per sempre.

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